arte orafa 084


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Guido TOFFOLO

italiano > critiche

Mastro Orafo in Venezia

«Souverain tailleur d’images », questo titolo che i maestri del medioevo si conferivano a vicenda con una valutazione esente da ogni invidia, diverrebbe degno di lui se il grande Rilke avesse conosciuto il veneziano Luciano Meggiarin.D'altronde l’Uomo percepisce la realtà attraverso “ immagini” di forme,di luci,di colori, impressioni diverse dall’uno all’altro osservatore. Il punto di partenza èpur sempre la resa della realtà. Dal momento che viviamo in mezzo alla realtà,ogni suo aspetto fa parte di noi stessi ed quindi passibile di essere rappresentato. Alcuni Artisti la rendono cosi come la vedono. Non si limitano a rappresentare la realtà naturale, ma la comprendono tutta, anche quella umana e sociale. La loro modernità sta nel modo diverso di affrontare il problema del rapporto con la realtà. Essi, e Meggiarin se ne rende conto, capiscono che noi non la percepiamo per frammenti isolati ma la sentiamo nella sua totalità. Il nostro occhio vede oggettivamente ogni dettaglio sul quale si sofferma ma la ragione,trascurando il superfluo e cogliendo solo “l’impressione” generale, opera una sintesi e comprende la realtà nella sua sostanza,di cui la luce è elemento indispensabile. Da qui lo studio accurato che l’Artista veneziano ha dedicato alla luce ed al colore. Testimoni le sue opere,l’occhio più severo riuscirebbe a capire in quelle figure un segno che è meno vivo, meno definito e netto. ’ come se nelle venature del metallo prezioso salisse un vigore nato dalle profondità della terra. Quasi il profilo di un albero in timorosa attesa delle tempeste di marzo, quando il frutto e la pienezza della sua estate non abitano più le radici, ma sono già saliti lentamente lungo il tronco su cui si abbatteranno i grandi eventi. Tale similitudine è importante anche per altro motivo. Essa segna, nell’opera di Meggiarin,la presenza del gesto. Quel gesto che cresce e, a poco a poco , si apre con tanta grandezza e potenza, sgorgando come un ruscello che scorre leggero. Un ruscello “runico” e “dolomitico” allo stesso tempo che pare risvegliarsi dall’oscurità dei primordi e, nel suo dilatarsi, sembra percorrere la superficie delle sue opere quasi superasse attraverso una grande porta temporale,l’interno arco dei secoli,aùoltrepassando il nostro e dirigendosi verso quelli che verranno. In ogni sua realizzazione, Meggiarin ascolta la propria interiorità. Mai opera d’arte è stata così raccolta attorno alla parte più profonda del creatore, cosi piegata dalla sua anima e di nuovo risollevata dal vigore elastico della propria linfa creativa. Ogni creazione dell’Orafo Meggiarin costituisce un tutto che non ammette integrazione alcuna. Il senso del non finito nasce da una riflessione puntigliosa,non del guardare spontaneo. Così Meggiarin crea. Riduce al reale tutte le forme e le figure di un sogno dantesco, le innalza dalla vibratile profondità del suo ricordo e dona a ciascuna la redenzione dell’eesere cosa. Nascono in tal modo centinaia di figure. Ma i movimenti che egli scopre nelle quartine del Sommo Poeta appartengono a un’epoca diversa; in Meggiarin, che li fa risorgere, risvegliano la coscienza di migliaia di altri gesti. Mentre le sue mani, che ignorano la stanchezza non si fermano: continuano, superano il mondo del fiorentino, a creare nuovi gesti e nuove figure. L’Orafo Veneziano, artigiano severo,giunge a questa dimensione attraversando tutti i drammi della vita:gli si aprono dinnanzi gli abissi delle notti d’amore, la vastità oscura, colma di voluttà e di pena dove,come in un mondo epico,non c’è posto per le vesti, dove i volti sono cancellati e imperano le forme.


" Anfiteatro Dolomitico " Collana in argento 925 oro giallo 18 Kt con rubini e diamanti
eseguito nel 2002

" Pendente scultura Armonia argento 925 oro giallo 18 Kt con zaffiri opali e brillanti "
eseguito nel 2002


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